La commozione di Napolitano nell’aula buncher di Palermo: “Giovani, scendete al più presto in campo per rinnovare la politica, l’Italia ne ha bisogno!”

Di Dennys Candieracci

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e’ arrivato nell’aula bunker del carcere Ucciardone per partecipare alle iniziative per il ventennale di Capaci. Il capo dello Stato si era recato sul luogo della strage. Prima aveva incontrato studenti della scuola Morvillo-Falcone di Brindisi.

Durante il discorso istituzionale, ha affrontato diversi temi rilevanti, tra cui legalità, stato e lotta alle mafie. Particolarmente apprezzabile è stato poi il commosso monito dedicato ai giovani italiani: “ Completate con impegno la vostra formazione, portate avanti il vostro apprendistato civile, e scendete al più presto in campo, APRENDO PORTE E FIRENZE SE VI SI VUOLE TENERE FUORI, SCENDETE AL PIU’ PRESTO IN CAMPO PER RINNOVARE LA POLITICA E LA SOCIETA’ NEL SEGNO DELLA LEGALITA’ E DELLA TRASPARENZA, L’ITALIA NE HA BISOGNO , L’ITALIA VE NE SARA’ GRATA!”.

Il Presidente mentre pronunciava queste parole, era visibilmente commosso: in più occasioni il tono solenne con cui siamo abitati a sentirlo parlare, è stato spezzato dall’emozione . Una emozione che dimostra il valore della questione affrontata, e testimonia quanto oggi più che mai, sia necessario un ricambio generazionale che porti nuove idee, una nuova speme alla vita sociale e politica.

Certamente le parole del Presidente sono state anche una frecciata all’attuale classe politica che “vuole tenere fuori” i giovani dalle aule. Giovani italiani, cogliete l’appello, datevi una mossa, c’è bisogno della forza e delle idee di tutti per ripartire.

 

Quando Banksy sfidò King Robbo

la foto-storia dello storico scontro a colpi di murales tra King Robbo e Banksy: il leader incontrastato ed il nuovo che avanza. 

Questa storia ha inizio nel 1985, quando Robbo, o meglio King Robbo, re dell’”old school” londinese, marchiò con la sua tag un muro sulle sponde del Regent’s Canal.

Per 21 anni il pezzo è rimasto intanto, fino al 2006 quando altri writers apposero la loro firma su quella di Robbo

Nel 2009 è il “turno” di Banksy, che ignaro (da quanto dice) di quanto fosse conosciuto Robbo nella sfera londinese, utilizzò il suo stile per ricoprire quello dei suoi predecessori.

Passano soltanto 2 settimane e Robbo fa vedere a Banksy che lui è “The King”, in basso a sinistra il nuovo pezzo viene firmato da “Team Robbo”.

La sfida si accende, Banksy torna sul Regent’s Canal e aggiunge 3 lettere alla tag di Robbo, King Robbo diventa Fucking Robbo.

Robbo non ci sta e dopo pochi giorni il “fuc” viene tolto

Interviene uno sconosciuto, la parete ora è totalmente nera.

Luglio 2010, Robbo torna sulla scena del delitto, secondo lui la carriera di Banksy è morta e sepolta, a sostenerelo c’è anche Top Cat, leader incontrastato dei personaggi di Hanna & Barbera.

 

Il muro viene nuovamente coperto di vernice nera.

Nel gennaio del 2011 è nuovamente il turno di Banksy.

Robbo non ha la possibilità di replicare, un incidente lo ha lasciato in coma, così banksy nel novembre scorso pone forse fine a questa annosa sfida, realizzando una replica della tag del 1985 in versione povera.

Una lezione di stile e di rispetto

Dennys Candieracci

I parà all’inseguimento degli alianti

Cinque paracadutisti acrobatici con tute speciali raggiungono e affiancano due velivoli. «Performance delicatissima»

«Wingsuit versus velivolo»: cinque paracadutisti acrobatici e due piloti hanno ridefinito il termine «tallonamento». A oltre 4000 metri sopra le campagne della Stiria (Austria), e ad una velocità di circa 180 chilometri orari, gli spericolati sportivi del team di Red Bull Skydive, hanno inseguito due alianti. Unico aiuto: la tuta alare.

http://video.corriere.it/impresa-para/fea9cdec-a276-11e1-bfa6-752e370d244b

Sembra una scena tratta da Top Gun: i cinque uomini, con indosso le speciali tute «wingsuit», si sono buttati nel vuoto all’inseguimento di due alianti della squadra Blanix. È un’impresa tra le più audaci mai viste: i paracadutisti sono stati dapprima portati in quota da un aereo per poi volare in formazione. Il salto è stato calcolato nei minimi dettagli: un tempismo sbagliato, infatti, può essere fatale in questi casi. I paracadutisti acrobatici sono planati a pochissimi centimetri dalla superficie alare degli alianti. Talmente vicini da poter persino guardare negli occhi il pilota. «È stata una performance delicatissima – hanno spiegato i piloti Ewald Roithner e Paul Steiner – era necessaria la massima concentrazione per evitare una collisione». I due hanno lavorato al progetto denominato «Akte (Blani)X III» per oltre un anno. Tra gli stuntman c’era anche Paul Steiner che già due anni fa fece scalpore quando, a quota 2100 metri, uscì dalla cabina di un aereo e si sedette comodamente sull’ala destra.

Un giovane sindaco a Parma. Il trionfo della rivelazione Movimento 5 Stelle

Si chiama Domenico Piazzarotti, non ha nemmeno 39 anni, ed è il nuovo sindaco di Parma. Un giovincello alla guida di una città da quasi 200 mila abitanti è senz’altro una notizia importante, tanto più se si considera che è il candidato del Movimento 5 Stelle.

Leggermente brizzolato, snello, spontaneo e con quella R moscia che lo fa sembrare una persona qualsiasi; Domenico incarna la speranza di milioni di giovani italiani che, nonostante vedano un futuro buio, credono ancora in se stessi e nelle proprie potenzialità, mantenendo accesa quella fiammella che gli permette di guardare ancora avanti e muovere il passo.

Con uno scarto pesantissimo ha liquidato Vincenzo Bernazzoli, esponente del centrosinistra:  il candidato del M5S ha ottenuto il 60,22% dei consensi contro il 40,1% dell’avversario. Una delle interpretazioni più diffuse, avallata anche dal vicesegretario del Pd, Enrico Letta, è che a lanciare la volata di Pizzarotti siano stati gli elettori del centrodestra i quali, esclusi dal ballottaggio, avrebbero puntato sul grillino pur di ostacolare il centrosinistra. La più rosea interpretazione invece, sembra essere quella che vede i cittadini italiani, sopratutto i più giovani, stufi di quelle mummie irrigiditesi e incollatesi alle loro poltrone..

Domenico è dunque il secondo sindaco conquistato dai cosiddetti “grillini”, dopo quello di Sarego (Vicenza) arrivato due settimane fa, ed è il primo di una città capoluogo. In neo-sindaco però preferisce puntualizzare un concetto: <<”Grillini” ci nasconde, ci maschera dietro Grillo; mentre il Movimento 5 Stelle è una realtà che viene portata avanti da tantissime persone, cittadini, attivisti. Le persone che ci votano in tutta Italia>>.

Vigoroso e virtuoso, l’approccio dello statuto apolitico è stato positivo e lo confermano i numeri. Purtroppo però, al di là del suo orientamento politico, o del suo talento da comico, il fondatore Grillo ha disseminato in tutti questi anni una lunga lista di uscite imbarazzanti. Innocue o meno, hanno creato polemiche le dichiarazioni su stato, mafia e pubblica amministrazione.

In ogni caso per Grillo e i grillini è decisamente un giorno di festa. E lo è anche per i giovani che, si spera, abbiano colto un monito alla partecipazione sociale.

Dennys Candieracci

 

 

Identificato un presunto killer di Melissa Casa perquisita, sotto torchio il fratello

Il sospettato era fuggito stamattina: ritrovato poco fa
Nei confronti di entrambi si verificano gli alibi

BRINDISI – A tradirlo sarebbe stata la mano offesa, chiaramente visibile nel video del chiosco di fronte alla scuola. Il presunto attentatore della scuola Morvillo-Falcone è stato identificato ed è ora ricercato. Era fuggito da casa questa mattina ma nel pomeriggio è stato rintracciato. Nei suoi confronti sono in corso verifiche. L’uomo, 55 anni circa, usufruisce di una pensione di invalidità per arrotondare i guadagni ripara televisioni: in casa ha un piccolo laboratorio.

IL FRATELLO - È stato portato in questura per essere interrogato. Il reato ipotizzato dalla procura per l’attentato alla scuola Morvillo Falcone è strage con finalità terroristiche

LE VERIFICHE - Verso le 14.45, in Questura a Brindisi, pare sia entrato un camion che trasportava bombole di gas e un bidone della spazzatura. Dopo poco è uscito vuoto. Forse potrebbe essere in atto una verifica tecnica sulle modalità dell’attentato.

IL VIDEO - Nel video sequestrato nei giorni scorsi dalla polizia si vedeva un uomo bianco, di circa 50-55 anni, con una giacca scura, pantaloni chiari e scarpe da ginnastica: la telecamera lo ha ripreso da distanza di una ventina di metri dal punto in cui è avvenuta l’esplosione. Nel video si vedono le fasi precedenti all’attentato: dal momento in cui l’uomo aziona il telecomando fino a quando si allontana

Bomba a Brindisi, il killer in un video Procura: gesto isolato, c’è l’identikit

L’attentatore ripreso dalle telecamere: ha azionato telecomando e visto l’esplosione

BRINDISI – Sono stazionarie le condizioni delle ragazze ferite ieri nell’attentato alla scuola Morvillo Falcone e ricoverate nell’ospedale di Brindisi, mentre ha ripreso conoscenza nell’ospedale di LecceVeronica Capodieci, la 16enne che è stata investita in pieno dall’esplosione insieme alla coetanea Melissa Bassi, morta nell’attentato. Le sue condizioni, dicono i sanitari, restano comunque critiche. Intanto la Procura di Brindisi parla di probabile «gesto isolato da parte di qualcuno arrabbiato con il mondo».

LA DINAMICA DELL’ATTENTATO

Procura c’è l’identikit del killer. «C’è l’identikit di chi ha posizionato l’ordigno davanti all’istituto Morvillo Falcone» ha detto oggi il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, sottolineando che la persona «non è stata ancora identificata». All’uomo, un adulto, gli inquirenti sono giunti analizzando le immagini registrate da una telecamera. Il procuratore ha spiegato che gli inquirenti hanno acquisito «immagini significative, che aprono uno spiraglio e ci consentono di dire che non lavoriamo al buio, ci consentono di fare accertamenti mirati». Dinapoli dice che le immagini ritenute molto interessanti per le indagini sono state registrate «di giorno» e mostrerebbero una persona che posiziona il cassonetto con l’ordigno «a ridosso dell’evento».

«Gesto isolato di una persona arrabbiata con il mondo».«Potrebbe trattarsi di un gesto isolato e individuale – ha detto Dinapoli – attuato da una persona arrabbiata col mondo, che si sente vittima o anche nemico di tutti e utilizza un’occasione simile per far esplodere la sua rabbia. In ogni caso c’è stata una volontà stragista. Non è impossibile che tutta l’organizzazione sia stata fatta da una persona sola». Il procuratore ha sottolineato che al momento non c’è ancora un movente chiaro, privilegiando l’ipotesi del gesto isolato. Allo stato non viene neanche escluso un movente ideologico, anche se non vi sono elementi, mentre la pista mafiosa «non è completamente esclusa ma altamente improbabile». Dinapoli ha concluso affermando che non si sa se chi ha colpito sia di Brindisi, ma «chi ha operato conosceva il territorio e sapeva dell’ingresso dei ragazzi».

LE IMMAGINI DEI PRIMI SOCCORSI

Ordigno azionato da un telecomando, l’attentatore ha visto l’esplosione. L’esplosione dell’ordigno, spiega Dinapoli, è stata innescata dal passaggio delle ragazze alla discesa del pullman da Mesagne con un sensore azionato da un telecomando.Chi ha usato il telecomando era a vista del cassonetto nel quale c’era l’ordigno, «a una distanza tale da poter vedere la scena senza correre il rischio di essere investito dall’esplosione». Quanto
all’innesco, il procuratore ha sottolineato che l’ipotesi più probabile è quella di un meccanismo cosiddetto
volumetrico e cioè che si attiva al passaggio di qualcuno. L’ordigno sarebbe stato dunque azionato in precedenza e si sarebbe innescato, appunto, nel momento del passaggio delle prime ragazze.

Nel video si vede l’attentatore premere il telecomando. «Le immagini che abbiamo – di Dinapoli – accreditano l’ipotesi che l’ordigno sia stato azionato da un telecomando a distanza». Nelle immagini usate dagli investigatori e tratte da telecamere poste per strada per sicurezza si vede l’attentatore che preme il tasto del telecomando, azionando così la bomba che ha ucciso Melissa Bassi. «Immagini terribili» commenta il procuratore.

LO SHOCK DEI PRESENTI E LA VOCE DEI BRINDISINI

«Opera di un esperto di elettronica». È opera di un esperto di elettronica il confezionamento dell’ordigno che ha ucciso Melissa Bassi e ferito altre cinque ragazze. «Il congegno – ha detto il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli – non è particolarmente complesso, ma non alla portata di tutti. A quanto mi dicono gli artificieri, l’ordigno usato non è di difficile preordinazione ma richiede una certa conoscenza dell’elettronica. Certamente nulla è stato fatto casualmente, benché con un «confezionamento casalingo».

Procuratore: la gente reagisce e collabora. «C’è stata una grande mobilitazione, parecchie persone ci hanno riferito informazioni o notizie di cui erano a conoscenza». Lo ha detto il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli – Naturalmente stiamo verificando tutto per evitare di seguire indicazioni sbagliate».

Procura: procediamo per il reato di strage. «Procediamo per strage – ha detto Dinapoli – e quindi riteniamo di svolgere la nostra attività investigativa. Le indagini vengono tuttavia svolte in stretto collegamento con la procura distrettuale e la procura nazionale antimafia: motivo per il quale la direzione delle indagini sarebbe trasferita quando dovessero emergere elementi che fanno ritenere che si sia trattato di un’azione con finalità mafiosa».

FONTE: IL MESSAGGERO

FACEBOOK HA CANCELLATO CINQUE ANNI DELLA MIA VITA

Di Gavin Harris

Quanti anni ho?! Forse 12?! A un tratto non ne sono più così sicuro. Penso di ricordarmi dei Limp Bizkit, di Boris Yeltsin e dei telefoni fissi, e questo mi porta a pensare di non avere 12 anni. Oltretutto, non ho la minima idea di cosa sia Gogo’s Crazy Bones. Per me non è altro che un nome. Non so nemmeno da dove l’ho tirato fuori, e comunque non parliamo di roba di dieci anni fa?

Ma Facebook sembra pensare il contrario. E quando è successo che Facebook sbagliasse? Mai. Del resto, la scienza ci dice che ci conoscono meglio di noi stessi. I mercati finanziari sono ormai pronti per fargli la sega più goduriosa della storia. Quindi, qualsiasi cosa Mark Zuckerberg dica di voi che voi pensate non sia vera, è vera. Se decide che vi siete iscritti al suo sito a sette anni fingendovi ventenni, l’avete fatto. E quando decide che per il mondo dei social network siete morti, be’, siete morti.

Sono passate sei settimane dal momento in cui ho scoperto che il Signor Zuckerberg che veglia dal Cielo su di noi ha premuto il tasto “eliminazione kafkiana” sulla mia vita. Ho provato a fare il log in, e non riuscivo. Non esistevo. Ho cliccato sulle FAQ. In un font minuscolo, sono stato informato che forse il mio account era stato segnalato. Se volevo, potevo mandare una richiesta tramite un link per sapere cosa fosse successo.

Ovviamente l’ho fatto. C’è voluta una settimana per ottenere una risposta. Ma quando è arrivata, ho capito che era valsa la pena di aspettare.

Salve, per iscriversi a Facebook bisogna avere almeno 13 anni. Attualmente, non siamo in grado di verificare la sua età. Per riattivare il suo account, deve fornirci la copia digitale di uno dei seguenti documenti:Passaporto, Patente di guida, Certificato di nascita, Badge scolastico o del lavoro

Lauren,Gestione dell’utenza Facebook

Sul serio, Facebook? Volete la scansione del mio certificato di nascita? A quanto pare, Facebook ha iniziato a credersi quello che noi credevamo: una specie di dipartimento governativo pseudo-statale. Il Ministero dei Socal Network, o qualcosa del genere. Ma non si può discutere con la burocrazia, e tantomeno con Lauren, Gestione dell’Utenza. Non vi risponderà. Dopo alcune email completamente inutili, ho ingoiato il rospo e scannerizzato il mio passaporto.

Una settimana dopo, ecco la risposta:

Salve, in base alle informazioni che ci ha fornito, il nostro sistema ritiene che Lei non soddisfi i requisiti minimi d’età previsti da Facebook. A fronte della legge, Facebook richiede almeno 13 anni di età per potersi registrare al sito.
Ci scusiamo se questo non è il suo caso. Sfortunatamente, Facebook non è in grado di riabilitare account cancellati in modo permanente dal sito. Quando un account viene eliminato, eliminiamo dal nostro database anche tutte le informazioni personali ad esso associate.

Lauren, Gestione dell’Utenza, Facebook

Tutte la mia roba era andata perduta. Per sempre. Come se avessi posseduto un container pieno di tutti i ricordi dal 2007 al 2012, imballati e riposti con cura, e un giorno Zucky avesse semplicemente deciso di prenderlo e sbatterlo giù da qualche scoglio, dritto nel mare del dimenticatoio.

Per farla breve, quindi:

1.         Non possiamo mandarti una mail per informarti che stiamo cancellando il tuo account.
2.         E se pensiamo che tu non abbia 13 anni, non conserveremo il tuo account mentre ti chiediamo una prova della tua età. Lo elimineremo in un batter d’occhio.
3.         Ma ti chiederemo in ogni caso di dimostrare la tua età, per autorizzarci a dirti che non ti abbiamo chiesto di dimostrare la tua età e abbiamo, invece, cancellato il tuo account.
4.         Ci sono 800 milioni di stupidi utenti sul nostro sito che devono ancora dimostrarci la loro età, ma verrà anche per loro il momento della resa dei conti. Puoi scommetterci.
5.         Secondo la nostra logica, quando hai creato il tuo account dovevi avere sette anni. Sono passati sei anni, e adesso ne hai 13, un dannato tredicenne socialmente precoce. Il 90 percento dei tuoi amici hanno tra i 25 e i 35 anni. Devi essere davvero carismatico. Sei un bambino prodigio? Come mai ti permettono di frequentare tutte quelle serate mondane con i giornalisti più fighi di Londra? Hai fatto un patto col diavolo? Perché, nonostante assumiamo centinaia di dottorandi per scrivere algoritmi per i nostri server così specifici, non abbiamo ancora studiato abbastanza la teoria delle probabilità per capire quanto sia estremamente improbabile che qualcuno con un profilo come il tuo abbia meno di 13 anni.

Non sono molto bravo ad accettare a testa bassa di essere preso a calci nel sedere senza motivo, quindi da allora ho cercato di far capire alcuni di questi punti a Lauren, Gestione dell’Utenza. Purtroppo, mi ha solamente copiato e incollato i soliti tre paragrafi che mi aveva già mandato. Mi sono un po’ fissato con Lauren. Chi è? Chi è davvero? Non so se sia vero, ma ho sentito che Facebook dà in appalto alcune sezioni operative a lavoratori del terzo mondo, per risparmiare. Che ci sono alcune persone in Marocco la cui vita consiste nello spulciare i contenuti segnalati come offensivi: un continuo premere pollice su o pollice verso su immagini di bambini morti, incidenti d’auto, razzismo, violenza… Mi chiedo se a “Lauren”—o, come credo che si chiami veramente, Maria Del La Luz di La Paz, Bolivia—piaccia il suo lavoro, ovvero passare al setaccio questi paragrafi preimpostati per trovarne uno che corrisponda al caso per cui è prevista la cancellazione dell’utente desiderato.

Non invidio Lauren/Maria. Tanto per cominciare, ha a che fare con teste di cazzo come me. Ma me la immagino anche andare a casa dopo una lunga giornata di copia e incolla dei paragrafi scritti da Zuckerberg, di ritorno alla sua catapecchia di La Paz. Me la immagino seduta su una delle sue sedie arrugginite, mentre cerca di staccare dopo una giornata passata a pensare ai problemi dei Paesi sviluppati… senza poter risolvere i problemi del terzo mondo. Suo figlio ha il morbillo, deve attraversare tre isolati per raggiungere l’acqua potabile e non riesce a pensare ad altro che a Facebook.

Facebook ha solo 3.000 dipendenti diretti. Questa settimana il suo IPO era di 100 miliardi di dollari, il che significa che ognuno di quei dipendenti vale 333333333.33 dollari. Forse Lauren/Maria vedrà questa cifra circolare in rete. Forse arriverà alla conclusione, come il mercato ha evidentemente già fatto, che il suo capo è un infallibile saggio che senza dubbio traghetterà tutti noi nel tecnofuturo. “Perché le persone hanno sempre da ridire quando mando loro quei paragrafi copincollati?” brontolerà. “Non sanno che Facebook ha sempre ragione? Sempre.” Poi imprecherà quando suo figlio morirà di difterite, e si chiederà se continuando con la messinscena dei  tredicenni iperintelligenti cacciati dal sito di Mark, potrà ancora, forse, un giorno, condividerne la ricchezza.

La classe dirigente italiana ha 59 anni È la più vecchia dell’Unione Europea

Andranno in pensione prima di sconfiggere la crisi. Nella scuola i più vecchi al mondo.URGE UN RICAMBIO GENERAZIONALE! LARGO AI GIOVANI!

La classe dirigente italiana impegnata nelle politica, nell’economia e nella pubblica amministrazione ha una età media di 59 anni, la più alta tra tutti i Paesi Europei. È quanto emerge dal primo report sull’età media della classe dirigente italiana nel tempo della crisi, presentato nel corso dell’Assemblea dei giovani della Coldiretti e realizzato in collaborazione con l’Università della Calabria. «La maggioranza della classe dirigente attuale andrà probabilmente in pensione prima che la crisi sia superata, anche se si tiene conto della riforma del Ministro del Lavoro Elsa Fornero», ha ironizzato il delegato nazionale dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel sottolineare che «la disoccupazione giovanile record non è solo un problema familiare e sociale, ma provoca anche un invecchiamento della classe dirigente italiana che deve affrontare la crisi con il Paese che sta rinunciando a energie e risorse fondamentali per la crescita»

A preoccupare particolarmente – continua la Coldiretti – è il mondo della formazione con i professori universitari italiani che hanno una media di 63 anni, i più anziani del mondo industrializzato. Un quarto dei professori che ha più di 60 anni contro poco più del 10 per cento in Francia e Spagna e l’8 per cento in Gran Bretagna. Sono solo 3 su 16 mila circa i professori ordinari con meno di 35 anni e appena 78 quelli under 40, pari ad un peso dello 0,5 per cento.

Crollano i consumi dei carburanti ma lo Stato incassa più di prima

Nel primo quadrimestre calo a doppia cifra, mentre
il gettito fiscale è in aumento

Gli italiani frequentano sempre di meno le stazioni di servizio. Con i prezzi alle stelle di benzina e diesel, crollano i consumi petroliferi con picchi vertiginosi negli ultimi mesi. In aprile mentre la spesa è aumenta dell’1,8% rispetto allo stesso mese di un anno fa – 5,6 miliardi con un gettito fiscale pari al 10,8%- e la domanda è scesa del 14,8%.

DOPO GENNAIO CONSUMI A PICCO - Numeri da cui si capisce il peso delle accise e lo stato di salute del portafogli delle famiglie. Anche i petrolieri accusano una contrazione degli introiti del 6,6%. Ma per capire meglio la situazione bisogna tornare indietro di qualche mese: a gennaio il calo è stato del 2,4%, per passare al 16,4% il mese seguente fino al 14,8% di marzo. Nel primo quadrimestre, secondo la banca dati del Ministero dello sviluppo economico, i consumi di benzina e gasolio sono calati del 10,6%, nonostante la spesa sia cresciuta dell’8,7% fino a 21,6 miliardi: al fisco entrano 11,6 miliardi (+17,7%). Per gli analisti del Centro Studi Promotor GL events, se il trend proseguirà in questa direzione «nel giro di qualche mese diminuiranno anche le entrate per lo Stato».

Piu’ spacciatori, meno turisti: i primi effetti della nuova legge sui coffeshop

Le piazze in mano agli spacciatori. Da noi é uno scenario all’ordine del giorno, una triste visione a cui siamo ormai troppo abituati, ma nella liberale e civilissima Maastricht una cosa del genere non si era mai vista. Cosí come mai prima d’ora si era registrato, nel giro di sole settimane, un calo tanto preoccupante del turismo nel capoluogo limburghese..casualità? No.

La colpa, come i detrattori avevano pronosticato, é tutta del nuovo “wietpas” che limita l’accesso ai coffeshop, come stabilito lo scorso anno dal governo conservatore del Premier Mark Rutte, dimessosi solo poche settimane fa. Il divieto, che entro il prossimo anno sarà esteso a tutte le provincie del paese, prevede che i clienti dei settecento coffee shop olandesi debbano esibire una “cannabis card” che attesti la loro cittadinanza olandese o, in caso di stranieri, la residenza. Una misura fortemente contestata non solo dalla comunità e dai clienti dei coffeshop, che considerano la misura come un tentativo di “schedare” i consumatori di hashish e cannabis – come é già accaduto a Tillburg, dove la polizia ha sequestrato l’elenco dei soci di uno dei coffeeshop della cittadina -, ma anche dallo stesso primo cittadino di Amsterdam, Eberhard van der Laan, che ha presentato ricorso al Tribunale dell’Aja contro una legge considerata fortemente discriminatoria nei confronti degli altri cittadini europei, che sarebbero esclusi dai diritti riservati solo agli olandesi.

E proprio pochi giorni fa la tv locale di Amsterdam AT5 ha dedicato un ampio servizio alle tre province meridionali del paese dove é già entrato in vigore il decreto, Zelanda, Brabant Nord e Limbourg. Qui é guerra aperta tra le Amministrazioni locali, che assicurano di avere la situazione sotto controllo e garantiscono controlli severi contro gli spacciatori, e la stampa, in gran parte contraria al provvedimento, che parla del sorgere di numerose piazze di spaccio malgrado la militarizzazione del territorio – come sostiene anche il direttore del “Dichtbij”, celebre sito di informazioni di Maastricht, che in un editoriale di pochi giorni fa ha diffuso cifre shock sui continui comunicati della polizia locale, alle prese con spacciatori e microcriminalità come mai prima d’ora.  La stampa, inoltre, allerta conto il calo dell’economica turistica del capoluogo, che in appena 15 giorni é crollata del30% circa. Questo, unito all’instabilità politica causata dall’abbandono del Premier tra i principali fautori della legge, potrebbe convincere il governo a fare un passo indietro sulla cannabis card, come auspicano gestori di coffeshop, consumatori di droghe leggere, impiegati nel settore turistico e antiproibizionisti di tutta Europa.